Orso Marsicano

Orso Bruno Marsicano
(Ursus arctos marsicanus)

Mi presento: sono l'Orso Bruno Marsicano e faccio parte dei  Mammiferi   e rientro nella Fauna protetta italiana    .
Vivo nell'Appennino Centrale, in particolare nelle Montagne d'Abruzzo  siamo circa 50-80 rappresentanti della sottospecie Ursus arctos marsicanus. Come noi non c'è nessuno in tutto il mondo. In particolare noi   Orsi Bruni viviamo nel Parco Nazionale d'Abruzzo , nei Monti della Majella, nel Monte Velino, nel Monte Sirente, Monte Genzana, sul Gran Sasso e Monti della Laga, e inoltre nell'Alto Molise e sugli Ernici-Simbruini. Ma alcuni di noi, più "vagabondi", si muovono verso i monti del reatino sui Monti Sibillini (Marche-Umbria) e sulle Montagne della Duchessa (Lazio).

L’Orso bruno marsicano costituisce uno straordinario simbolo di quanto ancora resta integro degli ambienti appenninici centrali e non è un caso che il WWF, che tanti sforzi ha dedicato a questa specie sin dalla sua fondazione, lo abbia individuato come una “specie bandiera” per l’ampio lavoro concreto di attuazione di politiche di sviluppo sostenibile per l’Ecoregione mediterranea centrale. I ricercatori sostanzialmente condividono alcuni punti fermi per la tutela della specie: ferrea tutela delle zone di passaggio tra territori idonei, salvaguardia degli ultimi habitat idonei, contenimento e controllo dell’attività venatoria in zone e periodi cruciali, vigilanza anti-bracconaggio, incremento della omogeneità della distribuzione delle risorse alimentari.

Conoscere L'Orso Bruno Marsicano.

Già a partire dal 2003 sono cominciati i campi di volontariato legati all’orso, sia estivi che invernali. Nei campi estivi l’attività degli attivisti mirava a sensibilizzare i turisti del Parco Nazionale d’Abruzzo, e in prospettiva quelli delle altre aree protette sulla specie e a insegnare comportamenti idonei al rispetto dell’orso.


Conservare l'Orso Bruno Marsicano.

 Il campo invernale, invece, rappresenta un tentativo di stimolare l’iniziativa al recupero delle colture dei fruttiferi abbandonati con i mutamenti dell’agricoltura. La presenza di cibo garantita dalle piante da frutto, infatti, riduce la sofferenza della popolazione limita il girovagare degli individui riducendo i contatti con l'uomo. Il WWF ha realizzato iniziative concrete per facilitare la convivenza tra l'orso e le attività dell'uomo, donando 5 recinti elettrificati agli apicoltori che operano all'interno del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

*CRONACA  DI  UNA  MORTE  ANNUNCIATA  - 30 Settembre 2007

    E' con profonda amarezza che il Gruppo Orso Italia ha appreso dell'ennesima uccisione di orsi marsicani avvelenati alle porte del Parco Nazionale d' Abruzzo.

    Ci auguriamo che i responsabili del gravissimo atto contro la Natura vengano presto identificati e puniti come meritano. Assassinare animali selvatici in pericolo di estinzione non è soltanto prova di egoismo e malvagità, ma anche di vigliacca miopia perchè si distrugge in tal modo anche il proprio futuro.

    Si infrange così, ancora una volta, come spesso avvenuto nell'ultimo quinquennio ( anche se le competenti Autorità hanno cercato di nasconderlo ), l'immagine di una convivenza civile e pacifica tra Uomo e Orso.

    Ma il Gruppo Orso Italia non può fare a meno di richiamare le ben più vaste responsabilità dei molti altri soggetti, anche istituzionali, che negli ultimi anni hanno sempre più trasformato il povero Orso in un jolly per ottenere visibilità, potere e finanziamenti, senza mai neppure sfiorare la vera sostanza del problema. Non comprendono, o fingono di ignorare, le vere cause dell'attuale deriva, chiaramente evocate nell'intervista di Franco Tassi del settembre scorso che qui riproponiamo in allegato nella sua interezza data l'attualità e la puntualità delle considerazioni svolte.

    Su questo tema il Gruppo Orso Italia interpellerà ancora, nei prossimi giorni, tanto lo "storico" Direttore del Parco che alcuni specialisti stranieri di indiscussa competenza, e renderà note le loro opinioni. Ma c'è da dubitare che le Autorità preposte sapranno prodigarsi in altri sforzi se non le solite riunioni, commissioni di studio, passerelle ed alluvioni di parole e promesse.

*GRUPPO  ORSO  ITALIA
Costituito fin dal 1983 presso il Centro Studi Ecologici Appenninici del Parco Nazionale d'Abruzzo, il Gruppo Orso Italia, coordinato dal prof. Franco Tassi,  è uno dei più qualificati nuclei volontaristici di ricerca, impegno e difesa dello straordinario plantigrado, attivo ormai da oltre vent'anni.


COMITATO  PARCHI - Roma 08/10/2007

    In una fase così drammatica della conservazione ambientale in Italia, dove sta esplodendo ormai un vero e proprio " scandalo internazionale ", riteniamo che ogni fatto e notizia attendibile debba avere la massima diffusione, anche e soprattutto nell'interesse della nostra fauna selvatica in pericolo di estinzione.

Trasmettiamo quindi, in riferimento all'oggetto, alcuni allegati che possono indurre a qualche appropriata riflessione  e che riteniamo giusto far conoscere anche ai destinatari dei nostri comunicati.  Tra questi una vibrata protesta ricevuta da un gruppo di abruzzesi molto addolorati per le recenti uccisioni  nel Parco Nazionale d'Abruzzo ed il comunicato stampa con le  sorprendenti  dichiarazioni del dott. Di Benedetto, che vanta candidamente come oggi le guardie del Parco, diversamente dalla passata gestione quando "non avevano alcuna strumentazione", abbiano, grazie ai  molteplici finanziamenti finalmente elargiti dal Ministero dell' Ambiente e da altri Enti ( 12 milioni di euro ? ), "automezzi idonei, cannocchiali professionali ed altra utile strumentazione e mezzi per poter operare con maggiore incisività ". Ci si domanda allora come venga organizzato il loro prezioso servizio, se ad esempio sia effettuata la vigilanza notturna e d'alta quota, come le guardie del Parco faticosamente espletavano , pur  con " le divise usurate dal tempo ", in anni di dure battaglie per l'Ente Parco  ma in cui gli orsi duplicavano la loro popolazione. Questo ed altri interrogativi attendono una risposta decente, soprattutto se il risultato di tante elargizioni agli studiosi  ed equipaggiamenti alle guardie è la continua drammatica perdita di orsi marsicani e lupi appenninici, di cui l'uccisione dell' Orso Bernardo rappresenta solo la vittima più conosciuta di un lungo elenco nell' ultimo quinquennio. Ma forse anche per quelle morti  il Direttore f.f.  ha preferito adottare "una comunicazione di basso profilo ".

Cordiali saluti,

Comitato Parchi - Relazioni Esterne ( A.R. ) - www.comitatoparchi.it

 

Comunicato N°1

I Parchi vanno gestiti, le lacrime non servono

I parchi stanno diventando una macchina che favorisce l'affare e le competenze sono sempre più estranee alla reale gestione. Se c'è un attacco mirato ai parchi una ragione deve esserci. E senza dietrologie astruse, bisogna prendere atto che nonostante l'enorme sperpero di risorse in propaganda, non si è fatto quello che più era prioritario: educare.
Cultura vuol dire conoscenza, vuol dire trasformare la conoscenza in stili di vita, vuol dire raccogliere e proseguire l'insegnamento esistente della tradizione e dargli un'anima, uno scopo.
Il parco non è una forma differita di finanziamento ai comuni, non è coltivare il giardino per valorizzare terreni. E purtroppo il parco è diventato una macchina a favore dell'affare che ha dimenticato il motivo per cui esiste.
È stato facile arrivare a questo: si sono tolti semplicemente gli «ostacoli». All'inizio si sono utilizzate le competenze poi le minoranze antiparco, che andavano comprese e con cui si doveva dialogare, hanno avuto mano libera. La crisi di valori ha definitivamente distolto l'attenzione: chi volete che si occupi delle tartarughe morte, degli orsi uccisi, del pino loricato bruciato, delle api malate, dell'abusivismo galoppante, dei parchi del petrolio... se andiamo verso crisi energetiche a ripetizione e cambiamenti climatici sconvolgenti?
Per una cultura forgiata dall'emergenza continua e incapace di cogliere la globalità dell'ambiente in cui viviamo, la scelta è ovvia.
Raggiungere questo risultato è stato facile: ha iniziato il precedente governo smantellando i parchi con commissariamenti a raffica ha continuato il nuovo favorendo la politica alla competenza.
Consideriamo la questione orsi uccisi. Sono significative le dichiarazioni del presidente del parco d'Abruzzo, Giuseppe Rossi, a proposito delle uccisioni degli orsi: «Si tratta di un fatto incredibile e assolutamente inaspettato, che riporta il Parco indietro di qualche anno dal punto di vista della tutela degli orsi marsicani».
Inaspettato? Strano perché purtroppo c'è continuità dal 2002, una serie di uccisioni che in due anni portarono alla scomparsa di una ventina di orsi tanto che nel 2004, in seguito all'uccisione di un'orsa con il suo cucciolo, nel Lazio, ci fu un incontro ad alto livello ed un'indagine che non ha dato i risultati dovuti. E perché il Parco non fornisce i dati ufficiali? Compresi quelli dei ricercatori e delle tecniche usate?
«Un atto di boicottaggio» l'ha chiamato il presidente del Parco d'Abruzzo, e «un atto ostile» ha chiamato il rogo del pino loricato il presidente del parco del Pollino. Risposte politiche di una gestione che non risponde ai bisogni del territorio.
In Basilicata gli agricoltori e l'equilibrio ambientale sono in ginocchio per la presenza di cinghiali che sono diventati un problema urgente e non gestito dall'Ente Parco.
Un parco vive se vive il suo territorio e per vivere con il territorio bisogna avere il consenso reale non quello dei partiti.

(Ignazio Lippolis), (03 Ottobre 2007) - FONTE : www.vglobale.it

 

Comunicato N° 4

Le risposte del direttore del parco sulla strage degli orsi e dei lupi
di Aldo Di Benedetto*

Un atto di eco-terrorismo!
Ho avuto subito la percezione che eravamo di fronte ad un episodio di gravità assoluta e mai accaduto prima. Non esagero a parlare che siamo di fronte ad un attacco di eco-terrorismo per cui era necessario raccogliere indizi per evitare che fossero fatti sparire dai criminali.
Sulla comunicazione…
Ho dovuto adottare una comunicazione di basso profilo, riservandomi di dare in seguito la più ampia informazione. Infatti abbiamo raccolto molti indizi che sono stati messi a disposizione dell’autorità competente e speriamo di essere riusciti ad impedire ai criminali di far sparire questi indizi, prima che l’informazione diventasse di pubblico dominio da far emergere il giusto sdegno dell’opinione pubblica.
Sulla cosiddetta rimozione dell’addetta stampa
Se non si comprende questo contesto non si comprendono alcune cose secondarie che pur hanno interessato l’opinione pubblica, tra cui il caso della cosiddetta rimozione dell’addetto stampa.
Il problema, invece era quello di mantenere un certo profilo di comunicazione.
Un direttore autoritario?
In oltre cinque anni alla direzione del Parco ho ampiamente dimostrato di non essere un tagliatore di teste e molti dipendenti lo possono attestare, né un Direttore del Personale autoritario, alcuni mi rimproverano di essere fin troppo buono!
Si parla tanto di vigilanza insufficiente….
Ma ci rendiamo conto che negli anni precedenti, a causa del grave dissesto finanziario, le guardie del Parco non avevano nemmeno uno status giuridico che hanno acquisito grazie al mio interessamento con i Prefetti dell’area? Non avevano alcuna strumentazione, persino le divise usurate dal tempo! Oggi grazie al sostegno del Direttore Generale del Ministero i guardiaparco hanno automezzi idonei, cannocchiali professionali ed altra utile strumentazione e mezzi per poter operare con maggiore incisività
Sul caso degli Orsetti morti
Non c’è alcun mistero!! infatti i guardiaparco avevano capito immediatamente che in questo caso, accertato oltre un mese fa, per fortuna non eravamo di fronte ad un ennesimo attacco al Parco e alla nostra preziosa fauna.
Sulla secretazione delle indagini
La riservatezza si imponeva fino a quando l’Istituto Nazionale Fauna Selvatica non avrebbe avvalorato la tesi dei guardiaparco e del nostro veterinario. Oggi posso dire con certezza che siamo di fronte ad un fatto triste ma assolutamente naturale: un orso maschio che uccide i piccoli per far tornare ricettiva la femmina.
Cosa sta succedendo al Parco?
Il Parco è un valore immenso per tutta l’Italia e per gli abitanti di questa area che da esso traggono notevoli benefici. Non c’è dubbio però – e qualunque governo lo sa – che alcuni specifici interessi possono essere colpiti. Potrei citare le moltissime ore della nostra giornata dedicate a cercare di risolvere questi problemi. Ciò che non potremmo accettare è che qualcuno possa credere di rimanere impunito!!!

*direttore del Parco Nazionale dell´Abruzzo, Lazio, Molise.
fonte : www.greenreport.it - 05.10.2007

 

IL  “GIALLO”  DEGLI  ORSI  MARSICANI

        Nelle ultime settimane è tornato alla ribalta il Parco d’Abruzzo, una realtà di cui non si sentiva parlare (cronache locali a parte) da parecchi anni.  Ad irrompere prepotentemente nella cronaca è stato ancora una volta l’Orso bruno marsicano, ma questa volta con pessime notizie: diversi plantigradi assassinati, e con loro molti altri animali… Una “strage annunciata”, se è vero che, come dicono tutti, il Parco ormai “non è più quello d’una volta”.

       Abbiamo interpellato in proposito il Gruppo Orso Italia, che sta conducendo una seria, documentata e approfondita inchiesta sull’argomento. Il suo Fondatore e Coordinatore Professor Franco Tassi sembra piuttosto restìo a rilasciare interviste su un argomento così delicato, che mina alla base la stessa immagine e credibilità del Parco. Abbiamo appreso tra l’altro che proprio in questo periodo sta sviluppando una nuova analisi eco-sociologica dal titolo eloquente: “Quante menzogne nel nome dell’Orso”. Ma è stato egualmente possibile estrarre dai testi di Conferenze, Incontri, Dibattiti, Interventi TV ( che sta attualmente conducendo in varie parti d’Italia e all’Estero ) alcune parti significative, che qui raccogliamo a beneficio dei nostri Aderenti, Sostenitori, Simpatizzanti e Corrispondenti, i quali ci hanno tempestato di messaggi e richieste. Lo facciamo con la piena convinzione che in questa storia kafkiana, costi quel che costi, occorre anzitutto far conoscere una verità, da molti troppo spesso nascosta.

 CRONACA DI UNA STRAGE ANNUNCIATA

        Si è parlato di infezioni virali, poi di stricnina e quindi di avvelenamento delle acque. In certi casi si è giunti ad evocare cause naturali, fluttuazioni fisiologiche e persino selezione naturale ( povero Darwin ! ). Sono in corso discussioni, indagini, analisi, perizie… Scartata la tesi un po’ ridicola dei parassiti ( la stessa che venne evocata anche nell’autunno 2006, allorché a soccombere furono i Camosci ), l’ipotesi più sorprendente per i due cuccioli è quella degli orsacchiotti uccisi da un maschio in amore: il Gruppo Orso rivelerà invece una realtà ben diversa ( ma perido degli amori non era a primavera? ), ricordando che il Parco della “vecchia gestione” disponeva anche di una bellissima scena ripresa con il tele-rilevamento, preziosa rivelatrice di cosa avvenga nel caso di “incontri ravvicinati” di questo tipo. Ed è mai possibile che, come qualcuno sostiene, la  Presidenza del Parco sia stata tenuta all’oscuro di certi fatti ?

......Omissis............

ATMOSFERA PESANTE

       Ma per capire le vere cause del disastro e individuarne i responsabili, occorre calarsi un poco nell’atmosfera pesante, nebulosa e reticente che aleggia da qualche tempo nel Parco. La cui crisi ambientale si riconnette a una profonda crisi culturale, perché lo “smalto” che un giorno lo faceva brillare non c’è più, l’effetto Parco che attirava il miglior ecoturismo internazionale si è dissolto, né sembra percepirsi alcun segno di avvenire migliore… Questi fatti drammatici dell’autunno 2007 verranno ricordati come uno dei momenti peggiori di un’Istituzione, che pure ha vissuto in poco meno d’un secolo di vita non lievi traversìe. Da circa un lustro si è trovata immersa in una alchimia di negatività, a cui nessuno pare capace di porre rimedio.

       E’ infatti lamentela generale che nel Parco dilaghino abusi d’ogni genere, edilizia e bracconaggio, tagli boschivi e discariche, fuoristrada e motocross. La sorveglianza è ai minimi termini: niente più servizi notturni e a sorpresa, niente pernottamenti nei Rifugi d'alta quota... L’invasione di bestiame domestico non viene contenuta: e non riguarda pochi pastori locali (quelli con cui una volta il Parco aveva stabilito speciali relazioni, come a Passo Godi ), ma piuttosto torme di “vacche sacre” di provenienza esterna, di allevatori nomadi e sfruttatori, spesso non privi di forti appoggi politici.

       Ma al fondo di tutto, emerge lo sfacelo organizzativo. Un Ente con dieci dozzine di lavoratori spesso male impiegati, niente più Campagna Alimentare per la fauna né Operazione Arma Bianca per fornire cani da guardia idonei alle greggi di pecore, Indennizzi per i danni degli animali selvatici scarsi e tardivi (si parla di avanzi di amministrazione nei fondi a ciò destinati per 1.250.000 Euro! ). Centri Visita chiusi o abbandonati, Aree Faunistiche in deprecabili condizioni, nessuna innovazione nelle strategie di comunicazione e coinvolgimento… E pensare che per oltre un trentennio questo Parco da tutti imitato era stato considerato il miglior punto ispirazione e di riferimento…

 LA RICERCA "INVASIVA"

        Con la tattica del classico “rimpallo”, la politica ha scaricato il problema nelle fameliche fauci di ricerche a lungo termine, dispendiose quanto interminabili, un vero e proprio "accanimento scientistico", contro cui si scatena oggi l’ira dei locali (“Fallita la politica dei radiocollari !” titolava giorni fa un quotidiano). Gli orsi serviranno, anzitutto, alle pubblicazioni e alle carriere dei grandi e infallibili ricercatori: anche se magari cadranno uno dopo l’altro, vittime dell’insulsaggine dell’uomo. Bernardo, Serena e molti altri in Abruzzo. Bruno in Baviera. Jurka in Trentino. Cannelle nei Pirenei. Un massacro che poteva essere evitato, a che farà rabbrividire quando queste vittime innocenti saranno state completamente censite.

       Chi sa davvero quanti orsi marsicani sono stati uccisi nell’ultimo lustro?             Il 1° maggio 2004, su un giornale locale, la Direzione del Parco confessava trattarsi, dal 2002 in poi, di almeno 16 individui: ma il Gruppo Orso Italia riteneva già che fossero almeno una ventina. Altre 7 vittime sono state riconosciute nelle ultime settimane, ma un’analisi obiettiva della situazione porterebbe a stimare almeno una trentina di orsi perduti nel periodo 2002-2007. Sarebbe molto interessante raffrontare queste perdite con quelle del precedente quinquennio 1997-2001 (e non con il mezzo secolo precedente, come qualcuno, con facile ma inquietante manipolazione delle cifre e dei dati, tenta di fare), rendendo i risultati di pubblico dominio. Potrebbero forse venirne fuori molte sorprese…

       Quanto costano questi studi alla collettività, nessuno lo sa davvero. Qualcuno afferma che la sola Unione Europea avrebbe sborsato nell’ultimo decennio qualcosa come 25.000.000 di Euro ai soggetti più disparati: ma come sono stati spesi questi soldi, chi ne sono stati i reali beneficiari? E perché non aggiungervi anche gli stanziamenti disposti dalle varie Istituzioni, e dai diversi Sponsor e Privati?

       Chi ha rivelato la verità sul disastroso impiego delle cosiddette “esche olfattive”, un malaugurato espediente importato dal Nordamerica, dove però gli orsi non convivono con i villaggi e con le attività Umane? Quali ne sono stati gli artefici, i promotori, gli esecutori e più tardi i “silenziatori”?

        E poi: ma davvero un orso esiste solo se lo catturiamo, misuriamo, pesiamo, e se ne analizziamo il DNA? Fino a poco tempo fa, si affermava con accademica sicumera che gli orsi sopravvissuti erano forse appena una ventina: ma allora com’è possibile che oggi si contino già una trentina di cadaveri?

        Siamo sinceri, cari superstudiosi, e guardiamoci negli occhi: per voi conta più la salvezza dell’orso o il benessere del ricercatore? Come nel caso di molti altri animali in pericolo – dal rinoceronte alla tigre, dal leopardo delle nevi all’elefante – il vero fattore limitante della conservazione non risiede spesso nella carenza di ricerche scientifiche (in qualche momento sì, molto importanti, ma purchè ben dirette e poi meglio utilizzate), bensì nella mancanza assoluta di approccio ecosociologico e interdisciplinare, di capacità manageriale, di concretezza e credibilità.

         Molte delle considerazioni qui esposte erano contenute in un libro, l’unico mai scritto sull’Orso marsicano dopo anni di esperienza diretta. Ma questo libro sembra ormai esaurito, scomparso, introvabile: e probabilmente in Italia nessuno provvederà alla sua ristampa (vedasi Comunicato stampa n. 30 del settembre 2007).

CONCLUSIONI

        Senza anticipare giudizi definitivi, possiamo ritenere che l’orso è stato da tutti usato, per propria convenienza, nei modi peggiori. Come fumetto o cartone animato, per improvvisare eventi mediatici e attrattive turistiche. Come Jolly per attirare cospicui finanziamenti e gloria imperitura. Come passerella mediatica, per riunirsi sul palco e riversare splendidi sproloqui. Ma c’è un risvolto meno doloroso, ed è che oggi, a differenza di trent’anni fa, il Paese e la comunità locale sembrano aver preso coscienza del suo valore, e forse il seme che sta finalmente germogliando li potrebbe trasformare nei suoi più vigili custodi. Il dilemma “Uomo o Orso?” potrebbe lasciare finalmente spazio al precetto “Uomo e Orso”, convincendo sempre più del valore della Natura, della convenienza di utilizzarne con discrezione le risorse, e soprattutto della necessità etica di rispettare il Creato.

        Forse, domani, chissà. Un sogno, una speranza, un’utopia. Ma tornando alla realtà attuale, una cosa sola è certa. Abbiamo perduto molti orsi. E l’Italia sta tornando purtroppo alla ribalta europea e mondiale da  protagonista, come oltre mezzo secolo fa (risale al 1964 la prima mozione di censura dell’UICN, l’Unione Mondiale Natura), di un vero e proprio “scandalo internazionale”.

Roma-Abruzzo-Maremma, 13 ottobre 2007

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